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La Filosofia di Jana

Ogni momento, solo guardandoci dentro, possiamo produrre idee e pensieri, fino a sentire le nostre sinapsi forgiarsi in un’unica connessione. Possiamo guardare dritto negli occhi di chi abbiamo davanti, scoprirci abbastanza al sicuro da condividere, e abbastanza curiosi da ascoltare ed assorbire.

Lasciate che mi presenti brevemente, anche se la sintesi, devo ammettere, non è il mio forte.
Mi scuso in anticipo.

Sono Jana, una ragazza cisgender di 21 anni.
Presentarmi a Forlì, la città da dove vengo, è un’esperienza metafisica. Riesco a percepirmi sia come totale straniera che, in un secondo momento, quasi come una celebrità. Da quando ho memoria, tengo una lunga lista di nomi per i quali il mio viene solitamente frainteso. “Anna! Giusto? Piacere!”, o Sara, Gianna, Mara, Diana, Giovanna… ancora conservo il ricordo dell’annata di “Yara”, quella dell’omicidio che aveva fatto scalpore e appariva in tutte le news.

Almeno quando si tratta di pronunciare il mio cognome, Morgagni, tiro un sospiro di sollievo.
Il dottor Giovanni Battista Morgagni è infatti la più importante e forse unica figura storica Forlivese, al punto che persino il liceo dove ho studiato è stato chiamato come me… si schiarisce la gola… volevo dire, lui.

Come forse facilmente intuibile, sono il risultato di uno scambio interculturale.
L’esito della storia d’amore di una ragazza di origine polacca espatriata in Germania negli anni ’80, e di un ragazzo dell’Italia meridionale, appassionato della lingua inglese e dei paesi europei.
La vita scorre. Dunque, quale può essere il destino di una figlia di madre traduttrice e di padre insegnante di inglese?
Il liceo linguistico -esatto, il “G.B. Morgagni”- poteva essere un inizio promettente. I miei buoni voti nelle lingue straniere sembravano il risultato di una grande passione per le lingue che mi impedisse di staccarmi dai libri. Le cose, in realtà, andarono un po’ diversamente: tra i libri scolastici e me c’era ben poca colla, e quei numeri apparivano inspiegabilmente sulle mie verifiche.
Quella sul mio destino sembrava una scommessa senza rivali ma si rivelò errata, perché non c’era nulla da scommettere.

Amor fati

In fin dei conti, è solo un espressione più figa per dire “if life gives you lemons, make a lemonade” (“se la vita ti da dei limoni, fai una limonata”)

La locuzione latina esprime la stessa idea secondo la quale la vita ci obbliga a masticare diversi aspri limoni, che ci fanno contrarre i muscoli facciali in un’espressione di disgusto, ci fanno strizzare gli occhi e ci fanno dire “no, basta”. La vita, però, non è solo fatta di limoni: qualche volta riusciamo a sperimentiamo il piacere assuefacente del sapore del miele, o persino quello rigenerante della menta.

Amor fati è qualcosa di profondamente occulto: le cose di cui non siamo in controllo accadono comunque, e quando ciò succede, succede e basta. Perché ostinarsi a negarlo? Qual è il senso della non accettazione del nostro destino? Scrivetemi in privato quando la trovate.
Ogni istante che passa, dovremmo invece fare una limonata con tutti gli ingredienti che abbiamo.

Se hai solo limoni, ama anche loro, non li masticherai per sempre.

Evadiamo ora da questa assurda allegoria e atterriamo sul pianeta Terra: un luogo ricco di luoghi, idee, visioni, persone e stimoli.
Al concludersi del mio percorso scolastico ho imparato ad amare quasi ogni disciplina e materia, incluse le lingue, perché mi hanno permesso di esprimere il mio amore verso tutto ciò che c’è da vivere, istante dopo istante. Perché non passa un secondo in cui viviamo come sistemi isolati in questo mondo, perché non esiste un istante in cui abbiamo intorno esclusivamente del male.
Ogni momento, solo guardandoci dentro, possiamo produrre idee e pensieri, fino a sentire le nostre sinapsi forgiarsi in un’unica connessione. Possiamo guardare dritto negli occhi di chi abbiamo davanti, scoprirci abbastanza al sicuro da condividere, e abbastanza curiosi da ascoltare ed assorbire.
Con ogni istante che passa, avviene uno Scambio fra il soggetto e l’ambiente circostante. Avviene inevitabilmente, senza il nostro consenso. Che sia con una o più -un pubblico di- persone, un oggetto inanimato o un animale. In alcuni casi avviene tra noi e la nostra coscienza.

La mia Filosofia dello Scambio si limita a questo.

Ma la mia domanda rivolta a te, lettore, è: come vuoi vivere i tuoi Scambi?

Piccoli disclaimers:
– In realtà la celebrità numero uno di Forlì è Caterina Sforza, non G.B. Morgagni
– “Sono il risultato uno scambio interculturale” è inteso in senso metaforico, nessuno dei miei genitori è mai partito in Erasmus
– A dire il vero ho preso parecchi votacci al liceo, anche nelle lingue straniere

Di Jana

Jana ha un volto sorridente, trasporta un bagaglio immenso di serena dolcezza, che sembra non pesarle per niente. Adora sfidare pareti di roccia scalandole ed immortalare attimi di vita con la sua fotocamera, rigorosamente analogica. Ha studiato al liceo linguistico, poi vissuto in Scozia per un anno ed ora frequenta Philosophy, International Studies and Economics a Venezia. Per Scambi, è la responsabile della comunicazione.

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