La Cura

Oggi si conclude la prima tappa del Gruppo di Lettura SquiLibristi, che è stato ideato per accompagnare i mesi che ci separano da Scambi 2022. Tra le varie attività in esplorazione del complicato e sfaccettato concetto di squilibrio, tema della futura edizione, abbiamo deciso di creare uno spazio dedicato ad alcune opere letterarie che vi siano in qualche modo legate.

In particolare, Hasnae ci propone di riflettere intorno a La Cura, di Hermann Hesse.

Questo è il mio dilemma, il mio problema. Se ne può parlare a lungo, ma impossibile risolverlo. Non mi riuscirà mai di piegare l’uno verso l’altro i due poli dell’esistenza, di scrivere la melodia a due voci della vita. E tuttavia continuerò a ubbidire all’oscuro comando che mi viene di dentro, e ritenterò sempre la prova. Perché è questa la molla che fa camminare il mio piccolo orologio.

Hermann Hesse, La cura

La Cura di Hermann Hesse è capace di far vedere con moderazione le infinite possibilità che la vita ci propone. Le parole dell’autore fanno comprendere quanto anche le più grandi problematiche, messe alla luce del sole, non soggette a filtri, siano in realtà piccolezze, che la mente umana manipola inconsciamente: le ingigantisce, facendo leva sulle più intime insicurezze. La verità, secondo l’autore, è che ognuno di noi, nel corso della vita, è posto sotto costanti pressioni, ma questo non deve impedire la possibilità di godere degli attimi più poetici dell’esistenza.

Attraverso il percorso di guarigione dell’autore, che si ritrova nel protagonista de La Cura, si delinea una vera e propria guida per ogni essere umano che si ritrovi ad attraversare un momento complicato, in una sorta di catarsi condotta da Hesse. Il protagonista della storia, infatti, è affetto da reumatismi e varie disfunzioni fisiche che lo portano, tra le altre cose, a claudicare leggermente. Il lettore viene accompagnato in un breve viaggio di guarigione, che porterà l’autore a giungere e fermarsi in un luogo di cura, insieme a tante altre persone malate. Inizialmente, si prenderà gioco di loro, ma è proprio attorno a questo espediente che costruirà un messaggio più profondo.

Nella prima parte del racconto, il protagonista si crogiola con tono compiaciuto nel percepire che, in fondo, il suo non è stato altro che un piccolo disagio, in confronto a quelli delle persone affette da disabilità che lo circondano. Allo stesso tempo, tuttavia, si rende conto, poco dopo, che anche lui avrebbe potuto subire le stesse burla da chi non condivideva le sue difficoltà. Ed è così, attraverso questa constatazione e cambio di punto di vista, che si avvicina agli altri pazienti della casa di cura. In un terzo momento, successivo, viene descritto l’incontro che modererà l’intera narrazione. Il vicino di stanza dell’autore, il cosiddetto Olandese Volante, sarà causa di grandi disagi durante l’intera durata del soggiorno nella casa di cura, arrivando addirittura a mortificare brutalmente la moglie del protagonista.

Nonostante ciò, alla fine del percorso, l’autore lascia percepire nelle sue parole quel sentire di speranza, necessario per affrontare la vita e guida del percorso di guarigione affrontato.

Il sentimento di speranza, quel desiderio di non arrendersi di fronte alle piccole difficoltà, evidenziate come ingigantite nel confronto con le altre persone, è il non voler rinunciare al tentativo di riconciliare quello "squilibrio" che caratterizza l’esistenza. Tentativo che, tuttavia, se si esaurisse, e se riuscisse nel suo intento in modo immediato, non permetterebbe più all'esistenza di svolgersi come la conosciamo, trasformandosi in una stasi senza significato. Squilibrio e speranza sembrano quindi configurarsi qui, nella storia di Hesse, come due facce interconnesse della stessa medaglia, l’una necessaria all'altra, nel contesto del percorso di vita che si articola in ognuno di noi con caratteristiche proprie.


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