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presentazione

Grido di Sabbia

Per me “scambiare” con una persona, raccontandosi delle reciproche esperienze, opinioni ed idee, è entrare in sintonia con l’altra persona, la quale diventa un mondo da esplorare; un mondo sconosciuto e vastissimo, in cui addentrarsi chiedendo: “Permesso?”

Sono Valentino, ho 24 anni, e mi piace scrivere, leggere, mettere musica come DJ e far divertire la gente mentre ho un microfono in mano.
In Scambi Festival sono il responsabile Logistica, nel mitico gruppo chiamato “Civette”, e mi occupo di disporre ed incastrare i Laboratori/Evento che comporranno, come stelle, il cielo del nostro evento.

Il laboratorio che curo sarà centrato sulla produzione musicale: ogni partecipante verrà coinvolto attivamente nella produzione di suoni usando solo il proprio corpo come strumento; tutti insieme comporremo una piccola traccia musicale.
Sono fidanzato con una ragazza che si chiama Valentina (sì, io sono Valentino, e no, non è una barzelletta), che ho coinvolto in Scambi appena mi è stato possibile.

Ma sapete come ci siamo conosciuti?

Ci siamo conosciuti per puro caso, giocando a frisbee in gruppo, e abbiamo legato la sera stessa guardando un insetto che si rotolava a pancia per aria (per i curiosi: era un gigantesco scarabeo, simile al Lucanus Cervus).
La mia vita è un flipper di variabili, ed io come una pallina rimbalzo qui e là a fare cose che spero mi portino felicità.
Siccome dovete arrivare a conoscermi attraverso questo articolo, dico anche che mi piace molto il self-relief e il concentrarsi su se stessi, trovare uno stato di calma sul quale viaggiare nella propria vita anche quando si lavora a ritmi alti ed intensi… La mia tesi di maturità, pensate, era proprio centrata sulla persona: la linea conduttrice che collegava ogni materia. Niente di ché, direte voi, ma vi faccio ridere: andavo all’Itis! Ero piuttosto fuori tema (‘:

Per me “scambiare” con una persona, raccontandosi delle reciproche esperienze, opinioni ed idee, è entrare in sintonia con l’altra persona, la quale diventa un mondo da esplorare: un mondo sconosciuto e vastissimo, in cui addentrarsi chiedendo “Permesso?” con la gentilezza di un ospite che entra la prima volta in una casa nuova, e con la curiosità di un bambino che vede per la prima volta il Villaggio di Babbo Natale… Proprio per questo per presentarmi ho scelto ad-hoc un mio testo in simil-prosa che vi racconterà di me, di un certo periodo della mia vita, e di quel mood interiore.

Siamo come il tempo (meteorologico, ndr): ogni tanto piove, ogni tanto c’è sole, ogni tanto nevica, ogni tanto c’è nebbia – in base a quale zona del mondo viviamo, in base ai venti e agli altri innumerevoli, aleatori fattori che influenzano il clima.
Analogamente, il nostro umore: ogni tanto vorremo piangere, ogni tanto siamo felici, ogni tanto vorremmo mandare “AFFANC***” tutti quanti, ogni tanto vorremmo abbracciare persino gli alberi – in base a ciò che viviamo o abbiamo vissuto, e in base agli innumerevoli, aleatori fattori che influenzano le nostre vite.
La differenza tra noi e il clima, però, sta nel fatto che lui “vive” solo il momento presente, mentre invece noi ci ricordiamo il passato e abbiamo cognizione del futuro, e la nostra vita ne è condizionata.
Ciò che segue sarà come affacciarsi da una finestrella che dà sul mio umore, in un giorno qualsiasi di un periodo “così così” – trasformato in testo siccome è una delle cose che più mi piace fare!

Detto questo, state per fare un giro dentro di me. Accomodatevi, e… Buona lettura! (:

OGNI GIORNO:
Sveglia, suona.
Rimando.
Mi riaddormento.
Sveglia ancora.
Rimando di nuovo.
Mi addormento di nuovo.
Sveglia di nuovo, è tardi.
Corri.

È tardi, sempre.
E ritardo, sempre.
Che sia ottimismo, come si spiega in qualche articolo di psicologia,
oppure stupidità, come si dice tra i miei parenti ed amici,
io, sempre o quasi… Ritardo.

Ma se fosse solo negli orari sarei anche contento!
E invece no… Ritardo anche nelle scelte, nel fare, nell’agire!
Un eterno indeciso, procrastinatore seriale che rasenta il bordo del limite consentito.

E poi, i limiti! (Non quelli matematici…)
Sempre fuori dai limiti,
sempre fuori dal seminato.

Sono a metà tra un ego smisurato, ed una smisurata, stucchevole umiltà.
Sono tutto e anche niente,
riesco a comprendere molto ma a spiegare poco,
riesco in a – fallisco in z,
tutto nella stessa misura, tanto quanto poco,
niente quanto tutto da un estremo all’altro.

Amo la carta, ma sto scrivendo questa bozza al pc.
Voglio fare una cosa, mi ritrovo a fare tutt’altro.
Voglio migliorarmi ma non ho tempo,
quando ho tempo faccio altro,
mentre faccio penso a cosa vorrei,
e quel che vorrei sarebbe altro ancora, ma ehi… sto già facendo altro mentre lo sto pensando.
Quindi rimando.

Prima o poi smetterò anche di rimandare,
davvero.
Anche se la frase stessa è un ossimoro, uno dei più devastanti ed eclatanti che esistano,
del tipo che “Ohh, Giacomo, spostati”. (Leopardi, ndr)
Sì, sì, quello lì con quelle sue siepi che d’altra parte il guardo escludevano.
Ma vi ricordate il fanciullino? Be’, aveva ragione Giacomino: bisogna tenerselo stretto, vivo!
E poi, vi ricordate la parafrasi? MI FA SCHIFO. (Ecco, l’ho detto… Finalmente mi sono liberato di questo peso che mi attanaglia dalla prima media).
E poi, vi ricordate il primo bacio? Io l’ho dato a 13 anni nel gioco della bottiglia a una tipella fidanzata con il mio amico delle elementari, che era anche lì presente. Anni ed anni a fantasticare romanticamente su come sarebbe stato, e poi… Il più banale dei giochi mi ha fregato.
E poi, vi ricordate i ricordi? Oppure ve li ricorda qualcos’altro, tipo Instagram o Facebook? (che poi, sono la stessa cosa ma con due skin diverse.)
E poi
E poi, che ne so io di voi? Se vi frega leggermi, o se vi annoiate sullo schermo.
Ma poi, perché parlo a “voi” ? Niente, qui non so rispondermi nemmeno io.
Sono solo sicuro che con tutti questi “poi” , a chiunque sarebbe venuta la voglia di rimandare la lettura, :’)
O di mandarmi a quel paese! Oppure – perché no? Anche entrambe.

Spero, a te che mi hai letto, attento o distratto/attenta o distratta, di aver strappato una risata o un sorriso.
Non m’importa che sia di divertimento, scherno, biasimo, oppure compassione, ma semplicemente… Che sia! A me importa solo… Suscitare un’emozione, una reazione.

E poi, io volevo fare l’animatore.

Di Valentino

Valentino è un tipo estroverso, esuberante ed intraprendente.
DJ e Vocalist, Allenatore di Pallavolo ed Animatore, come impiego principale progetta impianti elettrici.
Per lui lo scambio rappresenta la base della socialità, e l’unica strada da percorrere per raggiungere l’obbiettivo della crescita.

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