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#GDL Sette minuti dopo la mezanotte

Conor si costrinse a guardarlo, fisso, per autoconvincersi che non era che un albero, un albero come tutti gli altri, come uno di quelli che crescevano lungo i binari. Un albero. Non era altro che quello. Non era mai stato che quello. Un albero. Un albero che, sotto i suoi occhi, si trasformò, formando un enorme viso che lo guardava ai raggi del sole, le braccia tese, la voce che diceva: Conor…

Il Quinto appuntamento con Squilibrisiti, il gruppo di lettura di Scambi Festival, riguarda Sette minuti dopo la mezzanotte, in lingua orginale “A monster calls”, scritto da Patrick Ness e Siobhan Dowd, illustrato da Jim Kay. Dowd era l’autrice originaria del romanzo, ma è venuta a mancare prima che lo potesse completare, prorprio per che questo è chiesto a Ness di completare il romanzo, .

Quello che aveva erano i personaggi, una premessa dettagliata e l’inizio. Quello che non aveva, sfortunatamente, era il tempo.

Ness è uno scrittore statunitesne, autore della trilogia di Chaos Walking (che vi consiglio caldamente di recuperare), Kay è un illustratore britannico che ha lavorato alla Tate Gallety, esperienza che ha fortemente influenzato il suo tratto, è stato inoltre selezionato da J.K. Rowling per l’illustrazione dei libri della saga di Harry Potter. Il romanzo nel 2012 ha vinto sia la Carnegie Medal (a Ness) sia la consorella Kate Greenaway Medal (a Kay), una doppietta unica negli oltre cinquant’anni di storia del premio. Ne è stato realizzato un adattamento cinematografico nel 2016.

Nonostante venga definito da molti come un “romanzo di formazione per ragazzi” è un libro che parla a tuttə e le illustrazioni di Kay accompagnano il lettore in questo viaggio insieme a Conor, il protagonista della storia.

Una delle illustrazioni di Kay che si può trovare nel romanzo

Conor è un ragazzo di tredici anni, vive con la madre afflitta da un tumore, e negli ultimi mesi è tormentato dall’incubo, quello che lo ossessiona e che non lo lascia dormire, quello con il buio e con il vento che ulula. Una notte, a 00:07, il ragazzo sente una voce che lo chiama dalla finestra, più precisamente dalla collina di fronte alla sua camera, dove si erige la chiesa con il cimitero a ridosso di un grande albero di tasso. Conor si dirige alla finestra e incontra il mostro, una massa imponente di rami, tronchi e foglie, dalle fattezze umane. Inizia così la storia di Conor e del mostro, delle quattro storie e del risveglio.

Confinare il romanzo nella categoria di “storie di formazione per ragazzi” sarebbe esternamente riduttivo: Sette minuti dopo la mezzanotte vuole raccontare lo squilibrio esistenziale che ognuno di noi può provare nel corso della propria esistenza. Conor, infatti, è ormai diventato per tutti “quello con la madre malata”, durante la sua giornata tutti tendono a mantenere le distanze con lui, a trattarlo diversamente, a pesare ogni singola parola, perché lui in quel momento è DIVERSO. Uno dei pilastri portanti della storia è l’invisibilità, Conor si sente invisibile, a scuola le professoresse evitano appositamente di interrolagarlo e non lo riprendono se non consegna in tempo i compiti, Conor non viene mai punito se fa qualcosa di sbagliato perché in fondo “a che servirebbe”. In questo contesto s’inserisce il mostro, che il ragazzo incontra a 00:07 o a 12:07, un mostro di lui non ha paura perché “ha visto di peggio”.

Connor e il mostro in una scena del film “A monster calls”(2016)

Che cosa sei- chiese Conor […] Non sono un “cosa”, fece il mostro, torvo. Sono un “chi”. -E allora chi sei? Il mostra sgranò gli occhi. Chi sono io?  Disse, la voce sempre più alta. CHI SONO IO? […] Ho avuto tanti nomi quanti sono gli anni di cui è fatto il tempo. Ruggì il mostro, io sono Herne il cacciatore, io sono Cernunnus, io sono l’etreno Uomo Verde. […] Sono la spina dorsale su cui si reggono le montagne! Sono i polmoni che soffiano il vento! Sono le lacrime piante dai fiumi! Sono il lupo che sbrana il cervo, Sono il cervo, il topo e la mosca che vengono divorati! Sono il serpente del mondo che morde la sua stessa coda! Sono tutto quello che è indomito e indomabile!

Il mostro si mette a camminare solo per questioni di vita e di morte, si è alzato per raccontare a Conor tre storie, tre racconti sulle altre volte che si è messo a camminare, e per ascoltare la Quarta storia da lui, la verità.

Conor siamo tutti noi: nella vita di tutti i giorni veniamo etichettati, schedati in un certo modo, il nostro contorno determina chi siamo, i nostri pensieri ci contraddicono sempre. Viviamo costantemente in un equilibrio precario, in una vita enigmatica, siamo bestie complicate

La mente crede a bugie confortanti, mentre conosce le dolorose verità che rendono necessarie quelle bugie.

E proprio per questo è importante dire la verità, non nasconderci dietro a bugie confortati, che annullano noi stessi e che ci rendono invisibili agli occhi degli altri. Lungi da me discutere di filosofia, vorrei solo ricordarvi come, già Nietzsche diceva, che per affrontare l’ignoto che l’esistenza ci riserva, gli uomini hanno costruito delle bugie, illudendosi che quelle fossero la verità, per mascherare la vera e spaventosa verità. Gli uomini, bestie complicate, non possono accettare l’ignoto e proprio per questo hanno un estremo bisogno di aggrapparsi disperatamente a queste bugie, per non cadere nello sconfortante vuoto. Gli insegnamenti di Nietzhce sono stati rivoluzionari, ma forse complicati per chi non ha mai masticato un po’ di filosofia. Nelle storie del mostro ho ritrovato, in parte, il messaggio del filosofo Le bugie che ci costuriamo ogni giorno ci aiutano ad andare avanti, ci fanno apparire migliori agli occhi altrui e a noi stessi, ma non sono la verità. E proprio dicendo la verità, che spesso può far paura, potremmo riuscire a liberarci dall’INCUBO che ci tormenta.  La verità potrebbe sembraci crudele e malvagia, complicata, ma così siamo noi e così è la vita, le bugie e le illusioni ci distolgono dal nostro percorso. Una volta detta la verità i nostri pensieri potrebbero apparirci malvagi, contrari alla nostra reale volontà. È però bene ricordare che i pensieri sono solo pensieri, un pensiero sun milione non è quello che ci caraterizza, la vita si costruisce con le azioni, queste e le scelte che intraprendiamo definiscono ciò che siamo

La vita non si scrive con le parole- disse il mostro- si scrive con le azioni. Quello che si pensa non conta. La sola cosa importante è ciò che si fa.

E se è anche vero che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, soprattutto nella socità odierna, che ci spinge ad essere perfetto e ad accellere in ogni campo, dobbaimo capire la nostra quarta storia, il nostro incubo, e raccontarlo, per poter vivere con onestà questa vita così squlibrata.

Di Fiammetta

Fiammetta (che sotto la pioggia non si spegne) è nata nel 1999, studia farmacia nella prima capitale d’Italia, è un’aspirante ricercatrice e cintura marrone di karate (oltre che di insicurezza) ed una sognatrice ad occhi aperti. Sempre pronta a mettersi in gioco per imparare e scambiare esperienze e storie con gli altri. Ha il countdown del Natale installato 24/7 sul telefono, è affascinata dalla cultura giapponese, amante del buon cibo e affamata del mondo.

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