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Cultura Occitana

L’Occitania era una regione non delimitata da confini geografici, sviluppatasi nella Francia meridionale, che comprendeva anche parte dell’Italia e della Spagna, dal basso Piemonte fino ai Pirenei. Ciò che accumunava i suoi abitanti era la lingua d’oc, così chiamata per la prima volta da Dante Alighieri. Nel suo “De Vulgarsi Eloquentia” ha per primo classificato le lingue romanze in base alla dell’avverbio di affermazione, individuando così: la lingua del sì, la lingua d’oli e la lingua d’oc. Quest’ultima veniva classificata anche come “lingua provincialis”, ovvero lingua della proncia romana d’eccellenza: la Provenza. Tanta è l’ammirazione del poeta nei confronti di questo idioma e dei suoi poeti da inserire, all’interno della Divina Commedia, uno delle opere letterarie più importanti al mondo, tre poeti provenzali, uno per ogni cantica.: Bertram de Born nell’Inferno, Folchetto da Marsiglia nel Paradiso e Arnaut Daniel nel Purgatorio. Arnaut è forse il più celebre dei trovatori, noto soprattutto per il suo poetare difficile e oscuro, il trobar clus. L’antica Vida di Arnaut scrive di lui :

e pres una maniera de trobar en caras rimas, per que soas chansons no son leus ad entendre ni ad aprendre.

Dante ha scelto di collocare questo poeta nella settima cornice del Purgatorio, cioè quella dei lussuriosi, attribuendogli la colpa di avere cantato l’amore terreno e non quello del Cielo.

La lingua viene parlata ancora oggi in alcuni zone della Liguria e del Piemonte, in particolare nelle province di Imperia, Cuneo e Torino; è presente anche una scuola di lingua d’oc in Calabria, più precisamente a Guardia Piemontese, dove tutt’oggi viene parlato un dialetto in lingua occitana. Possiamo già capire quindi come la lingua occitana abbia svolto e continui a svolgere un ruolo da protagonista nelle nostre vite, ma dall’Occitania non ci è stata solo trasmessa la lingua d’oc: nel corso dei secoli sono state tramandate, prima oralmente e poi in forma scritta, un numero vastissimo di tradizioni, come danze popolari e musiche. Se oggi abbiamo la possibilità di conoscere al meglio la lingua e la cultura occitana, dobbiamo ringraziare studiosi, musicisti e ballerini, che hanno continuato a mantenere in vita queste tradizioni, che ci sembrano tanto lontane, quando invece s’intrecciano ogni giorno con le nostre vite.

Il poeta e linguista Fréderic Mistral (premio Nobel nel 1904) nel 1854 fonda il movimento culturale Felibrige per poi creare il primo Dizionario occitano, Lou Tresor dou Felibrige. Dopo la Seconda Guerra Mondiale nasce l’Institut d’Estudis Occitans e negli anni Cinquanta Francois Fontan ha iniziato a battersi per ottenere non solo l’autonomia linguistica, ma anche per l’indipendenza politica della “nazione” occitana.  Nel corso dei decenni successivi sono nati numerosi gruppi culturali politici, che hanno provato, senza successo, a perseguire l’obbiettivo e il sogno di Fontan. Un’importante conquista è stata l’approvazione, da parte del Parlamento Italiano della legge 482/99, che tutela l’occitano come minoranza linguistica storica. Ad oggi sono numerose le istituzioni che cercano di proporre esperienze culturali volte alla popolazione, così da fra conoscere, anche alle nuove generazioni, la bellezza di una civiltà ancora viva e ricca di storia.

In questo contesto s’inseriscono i ragazzi della Ponente Folk Legacy, con Davide Baglietto alla cornamusa, Emmanuel Biamonti ai flauti e a Luca Schiappacasse alla chitarra, e l’associazione del gruppo Balbosco, grazie ai quali a Scambi 2021 abbiamo avuto l’occasione di ascoltare e di vivere, per una serata, i ritmi e le danze della secolare tradizione Occitana. Grazie al loro desiderio di rivivere queste storie spesso dimenticate, Piazza Santa Brigida si è animata ai ritmi delle note occitane, i piedi si sono mossi sulle note di una sete di libertà, che mai potrà essere delimitata da alcun confine geografico.

Vi invitiamo a visitare le pagine della Ponente Folk Legacy e dell’associazione Balbsoco, così da poter vivere, almeno in parte, la bellezza di una comunità che ancora oggi ha voglia di vivere e che ha ispirato uno dei poeti più grandi della nostra storia, le meravigliose tradizioni che s’intrecciano con le nostre vite e che animano il nostro territorio.

Di Fiammetta

Fiammetta (che sotto la pioggia non si spegne) è nata nel 1999, studia farmacia nella prima capitale d’Italia, è un’aspirante ricercatrice e cintura marrone di karate (oltre che di insicurezza) ed una sognatrice ad occhi aperti. Sempre pronta a mettersi in gioco per imparare e scambiare esperienze e storie con gli altri. Ha il countdown del Natale installato 24/7 sul telefono, è affascinata dalla cultura giapponese, amante del buon cibo e affamata del mondo.

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